Tra le torbide acque del Tevere, ai piedi della basilica di San Paolo, viene ritrovato il cadavere di una donna, in posa come se fosse vittima di un misterioso rito. È allora che il commissario Zuliani convoca Nemo Sperati, giovane docente all’Accademia delle Belle Arti. Quando posa lo sguardo sulla scena del crimine, Nemo riconosce subito la celebre Ophelia di John Everett Millais – esattamente come due settimane prima aveva fatto con il cadavere del direttore di Palazzo Barberini, che riproduceva Giaele e Sisara di Artemisia Gentileschi, da poco rubato. Il caso si complica quando il quadro viene rinvenuto e Nemo scopre che non è autentico, ma opera di Rufo Speranza, il più grande falsario del Novecento morto suicida molti anni prima.

Mirko Zilahy è laureato in Lingue e Letterature straniere presso l’Università di Roma. Ha conseguito un Phd presso il Trinity College di Dublino, dove ha insegnato Lingua e letteratura italiana. È cultore di lingua e letteratura inglese presso l’Università per stranieri di Perugia. Collabora con «il Corriere della Sera» ed è stato editor per minimum fax. Ha scritto vari saggi su scrittori irlandesi ed è traduttore di testi dall’inglese, fra cui Il cardellino di D. Tartt e Mystic River di Dennis Lehane. Nel 2016 pubblica per Longanesi il suo romanzo d’esordio, È così che si uccide, dove appare il personaggio di Enrico Mancini. Di seguito escono: La forma del buio (2017), Così crudele è la fine (2018), L’uomo del bosco (2021) e Nostra signora delle nuvole (HarperCollins, 2023).