03 DICEMBRE 16:45 - Casa Manzoni
presenta Giorgio Gosetti

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il giallo diventa uno strumento in grado di rappresentare la società italiana, dando voce ai suoi bisogni e alle sue paure. Si tratta di un genere trans-mediale dalle ramificazioni profonde e complesse, che produce numerosi adattamenti dalla pagina allo schermo. Il suo ambito si sovrappone al «poliziesco» e a ciò che già negli anni Trenta del Novecento comincia a essere chiamato «nero». Nel corso dei decenni, diventa un luogo di sperimentazione, dove viene data espressione narrativa a realtà che prima non erano rappresentabili. In questa ricostruzione, l’opera di Scerbanenco ha un ruolo centrale, per quanto non esclusivo. La sua produzione gialla si svolge nell’arco di decenni e si mescola con altri generi, diventando emblematica delle trasformazioni del pubblico e dell’industria culturale. Ma con Venere privata, nel 1966, succede qualcosa di nuovo: viene riconosciuta la nascita di un giallo italiano di impronta realistica. L’opera di Scerbanenco, inoltre, interessa il cinema in modo più continuativo e profondo di quanto sia avvenuto con gli autori italiani di gialli del passato. E contribuisce a determinare, in modo diretto o indiretto, gli sviluppi del cinema di genere degli anni Settanta, in particolare di quello poliziesco.

Alberto Pezzotta è docente all’Università IULM di Milano. Si è occupato di cinema italiano (Ridere civilmente. Il cinema di Luigi Zampa; Il western italiano; Regia Damiano Damiani; Mario Bava; la curatela, con Stefania Parigi, de Il lungo respiro di Brunello Rondi), di storia della critica (La critica cinematografica; la curatela, con Anna Gilardelli, di Alberto Moravia, Cinema italiano. Recensioni e interventi 1933-1990), di cinema orientale (Tutto il cinema di Hong Kong). Ha collaborato alla Storia del cinema mondiale di Gian Piero Brunetta e alla Storia del cinema italiano del CSC, oltre che a riviste «Bianco e Nero», «Imago», «8 1/2», «L’avventura».