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Edizione 2012
 
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  Appunti di un venditore di donne  
 
autore
Giorgio Faletti
Baldini Castoldi Dalai
Alla fine degli anni Settanta, mentre le Brigate Rosse rapiscono Moro ed in Sicilia la Mafia domina il territorio, a Milano, accanto alle bande di Francis Turatello o di Renato Vallanzasca, inizia a sorgere quella che poi diventerà la “Milano da bere”, in cui si moltiplicano ristoranti e locali dove i ricchi trovano modo di sperperare la loro ricchezza. «Il caso Moro l’ho scelto perché volevo una storia italiana che fosse famosa nel mondo. Le nostre vicende di solito sono poco conosciute all’estero ed è anche comprensibile, succedono cose qui da noi che non possono essere prese sul serio dagli stranieri. Non ci credono che siano vere. Ma la vicenda Moro fa eccezione. È una storia talmente tragica. E poi la solitudine di Moro somiglia a quella in cui si trova a vivere Bravo, il protagonista del libro, nella fase più drammatica del romanzo». Bravo è il protagonista, un uomo enigmatico ed affascinante, reso cinico da una menomazione inflittagli per uno sgarbo e che Faletti ci fa scoprire fin dall’incipit. Di professione vende le donne. Ha pochi amici, soprattutto Lucio, il vicino di casa, cieco e chitarrista, con il quale condivide la passione per i crittogrammi. L’apparizione di Carla, che per sfuggire alla povertà è decisa a prostituirsi, risveglia in Bravo sensazioni che pensava di aver perso, ma che fatalmente lo porteranno in un incubo, braccato dalla polizia, dalla malavita e da una organizzazione terroristica, incastrato come capro espiatorio in una serie di omicidi ed in una strage efferata. Appunti di un venditore di donne, è un romanzo fosco, notturno, ambientato in uno dei momenti più drammatici del dopoguerra italiano: «credo che in ogni libro – ha scritto Faletti - un autore metta qualcosa di sé stesso. Questo in particolare non racconta solo una storia, ma anche una parte della mia storia. Ci sono personaggi ispirati a persone che ho conosciuto, altri nei quali in parte mi riconosco». È stato detto che il romanzo contenga tracce di Giorgio Scerbanenco: «Penso che un po’ ci sia nel mio romanzo, ma per la sua leggenda, il suo mito. Non sono un grande lettore di Scerbanenco (uno dei miei tanti limiti). E tante volte mi hanno raccontato di quando, dopo una giornata di lavoro, andava a sedersi al bar con gli amici e, riferendosi alla storia che aveva scritto, esclamava: “oggi ne ho ammazzati quindici”. Ma Scerbanenco nel libro c’è anche, e non poteva essere diversamente, perché racconto una Milano nera, notturna, violenta, la Milano che lui per primo ha raccontato, inventato, visto».
 
07/12/2010  ore 17:00
Jardin de l'Ange
 
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