XXIII edizione
10/15 Dicembre 2013

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La ricerca dell’identità - Giorgio Gosetti e Marina Fabbri
Se il festival si identifica fin dalla prima edizione nelle risonanze, sempre più vaste e sempre più sfuggenti, del noir inteso come valore e nodo critico del nostro tempo, non rischia certo le crisi di identità che oggi con frequenza crescente chiamano in causa le manifestazioni, le rassegne, gli eventi culturali. Da sempre sappiamo qual è il nostro compito: osservare, scomporre, mettere in dubbio e rintracciare le contraddizioni della società contemporanea attraverso una doppia lente d’indagine: quella di un genere narrativo che di volta in volta è diventato romanzo sociale, intrattenimento popolare, specchio scuro del tempo. E quella di una realtà che fin troppo spesso è stata anticipata e mostrata dall’arte e dall’invenzione.
Da sempre lo facciamo usando tutte le forme espressive che con il noir si sono contaminate e nutrite: la letteratura, il cinema, la storia e la cronaca, i nuovi media e il fumetto, la memoria civile e l’inchiesta. E ogni volta facciamo di questa festa mobile degli stili e dei linguaggi la forza originale e il tratto distintivo della nostra proposta. Eppure, proprio perché il noir è uno stato dell’animo, un riflesso cangiante del tempo, sentiamo il bisogno di rimetterci in causa, di allargare i confini per poi ritornare all’essenza di questa narrazione del reale. E mai come oggi narrare un disagio esistenziale e sociale ci sembra appropriato nel contesto di un mondo, un’epoca, una cultura che soffrono una crisi d’identità e di sistema forse radicale.
Com’è naturale le scelte che compongono, anche quest’anno, i vari capitoli della nostra narrazione sono in larga misura dettate anche dalla fortuna, dal consenso e dal sostegno di chi ci mette a disposizione titoli e protagonisti, risorse e potenzialità. Eppure l’edizione 2013 ci sembra corrispondere in pieno alle nostre attese e alla speranza di fare di un festival un’occasione del tutto speciale per produrre riflessione, piacere, sorpresa e scoperta. Così siamo particolarmente orgogliosi di un programma che ben si identifica nel suo protagonista assoluto il problematico, razionale, schivo e impegnato Henning Mankell (cui va il Raymond Chandler Award) e che poi si snoda in una serie di autentici eventi, sia sul piano della visione che della discussione, del cinema come della letteratura.
Arriviamo al traguardo della 23 edizione in una situazione difficile, non dissimile da quella di tanti nostri colleghi e più in generale della scena culturale del nostro paese. Crisi e recessione, perdita di risorse e di competitività sono parole che riguardano tutti e non possiamo certo fare eccezione. Vorremmo dunque dire grazie a chi ha voluto sostenerci una volta di più, spesso con generosità e lungimiranza rare. Ma non possiamo fare a meno di dire che molte scelte sono anche frutto della difficoltà e dei tagli che noi, come tutti, abbiamo subito. Vengono dunque meno alcune parti "storiche" del programma, la frugalità diventa segno distintivo, l’impegno personale è chiamato a supplire alle carenze. Nonostante ciò abbiamo voluto salvaguardare i tratti essenziali della nostra rassegna e dare spazio anche a proposte festosamente anomale (una per tutti l’attenzione al fantasy e al divertimento per famiglie che si traduce in alcune spettacolari anteprime) o di meno immediato consenso (gli spazi di approfondimento e di ricerca).
Ha senso continuare, magari sottraendo risorse a realtà di più immediato riscontro e di più facile popolarità? Abbiamo sempre creduto che cultura e intrattenimento potessero sposarsi bene nella nostra proposta e restituire quindi a chi ci sostiene un elemento di qualità e di identità che si riassumono nell’unicità del noir di Courmayeur. Oggi ci sentiamo più deboli, ma sappiamo che la nostra non è un’eccezione, anzi. E quindi continuiamo a scommettere testardamente proprio su quell’identità che per fortuna da molte parti ci viene riconosciuta e apprezzata. Un primo (o forse un ultimo) riscontro ci viene dalla spettacolare eccellenza degli autori e delle opere che sono protagonisti quest’anno della 23 edizione. Per loro, per chi lavora con noi, per chi crede nel nostro lavoro e per il pubblico che una volta ancora ci ha aspettati, è davvero stato bello lavorare a questo festival.